Calcolosi della colecisti

CALCOLOSI DELLA COLECISTI

La calcolosi della colecisti (o cistifellea) sono una patologia caratterizzata dalla presenza di formazioni, di dimensioni variabili da pochi millimetri a qualche centimetro, all’interno della colecisti. I fattori che più spesso contribuiscono alla formazione dei calcoli biliari, soprattutto quelli di colesterolo, ricordiamo:

  • Sesso: per motivi ormonali le donne hanno il doppio di probabilità degli uomini di soffrire di calcoli biliari.
  • Peso: il sovrappeso, anche moderato, fa aumentare il rischio di formazione di calcoli biliari. L’obesità è uno dei principali fattori di rischio per i calcoli biliari, soprattutto nelle donne.
  • Dieta: Una dieta ricca di grassi e colesterolo e povera di fibre aumenta il rischio di calcoli biliari.
  • Dimagrimento improvviso. Durante i periodi di digiuno o di dimagrimento rapido il fegato secerne più colesterolo nella bile, e quindi si possono formare i calcoli.
  • Età: gli over 60 sono più a rischio rispetto alle persone più giovani. Invecchiando, l’organismo tende a secernere più colesterolo nella bile.
  • Diabete. Chi soffre di diabete di solito ha i trigliceridi alti. I trigliceridi sono un tipo di acidi grassi che può far aumentare il rischio di sviluppare calcoli biliari.

FORMAZIONE DEI CALCOLI…

Ci sono 2 tipi fondamentali di calcoli: calcoli di colesterolo e calcoli pigmentati.

  • I calcoli di colesterolo rappresentano circa il 70% dei casi dei Paesi Occidentali.
  • I calcoli pigmentati vengono a loro volta distinti in bruni, associati di solito ad infezioni e di riscontro soprattutto in Asia, e neri, non associati ad infezioni biliare (di comune riscontro nei pazienti con concomitanti malattie del sangue o cirrotici e presenti solo nella colecisti). La matrice di questi calcoli è rappresentata da bilirubina non coniugata che si combina e precipita con il calcio a formare bilirubinati di calcio.

SINTOMI

Circa il 50 % dei pazienti con litiasi biliare non riferisce sintomi per molti anni e talvolta non svilupparne mai alcuno. In altri casi, i calcoli possono causare sintomi o complicanze anche severe, come la colecistite acuta, l’idrope e l’empiema della colecisti, colangiti o pancreatite acuta.

La sintomatologia compare di solito subito dopo mangiato ed è caratterizzata da:

  • la sua localizzazione (generalmente all’epigastrio, la zona al di sotto dello sterno, ipocondrio destro (sottocostale destro) e il fianco destro),
  • la durata da 30 minuti a 3 ore
  • l’intensità e può essere associata a nausea e a vomito.

Il dolore talvolta si irradia verso la schiena nel 6% dei casi; I pazienti sintomatici presentano maggior rischio rispetto a quelli asintomatici, di sviluppare complicanze legate alla presenza di calcoli.

La diagnosi, in presenza di una sintomatologia tipica, è confermata dall’ecografia addominale, con il riscontro di calcoli di varie dimensioni all’interno della colecisti.

La “colecistite acuta” è sicuramente la complicanza più frequente della litiasi colecistica. È di solito causata da un’ostruzione acuta del dotto cistico da parte di un calcolo incuneato nel dotto o nell’infundibolo della colecisti. Purtroppo la colecistite acuta non è l’unica complicanza dei calcoli della cistifellea e nemmeno la più grave.

Sospinto dalle contrazioni della colecisti un calcolo può infatti scendere verso il basso ed andare ad ostruire il coledoco (il dotto principale che porta la bile nel duodeno). Inizialmente tale passaggio causa un dolore simile ad una semplice colica, tuttavia esiste una fondamentale differenza tra le due condizioni: mentre in caso di semplice colica, pur essendo esclusa la cistifellea, il passaggio della bile proveniente dal fegato è comunque possibile, in caso di ostruzione del coledoco tale deflusso è impedito. L’impossibilità di smaltire la bile che inevitabilmente rimane a livello sistemico determina, con il passare del tempo, oltre alla febbre e il dolore, l’ittero (colorazione gialla della cute e delle mucose). Il ristagno della bile può inoltre andare ad infettare la cistifellea riempiendola di materiale purulento (pus). Si parla in questo caso di empiema della colecisti. Purtroppo il tratto terminale del coledoco si restringe ed è regolato dalla presenza di uno sfintere, una specie di anello muscolare che controlla il passaggio dei fluidi organici. Per questo motivo il calcolo difficilmente riuscirà a passare tale barriera. La sua permanenza in questa zona, oltre ad impedire il deflusso biliare, ostacola anche il passaggio dei succhi prodotti dal pancreas. La conseguente risalita della bile nel condotto pancreatico, associata all’improvviso aumento della pressione nei dotti più interni può scatenare una pancreatite acuta (30-70% dei casi, più frequente nelle donne dopo i 50-60 anni).

CHI DEVE SOTTOPORSI AD INTERVENTO CHIRURGICO DI COLECISTECTOMIA?

L’insorgenza delle complicazioni è quasi sempre preceduto dalla comparsa dei sintomi. Nessun elemento, né l’età, né il sesso, né il tipo o le dimensioni dei calcoli, né la durata della malattia, né la coesistenza di malattie associate permette attualmente di definire se una litiasi asintomatica si complicherà o darà origine a coliche biliari. Viene quindi consigliato l’intervento chirurgico di asportazione della colecisti a chi ha avuto almeno un episodio di colica biliare. In caso di riscontro occasionale di litiasi della colecisti in assenza quindi di alcuna sintomatologia, non sembra giustificato proporre un trattamento profilattico della calcolosi, ma solo una sorveglianza ecografica annuale.

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